Oggi 14 febbraio 2013 le donne danzano contro la violenza sessuale e gli abusi. Con il braccio e il dito indice alzato al cielo, al ritmo di "Break the Chain", si ribellano in tutto il mondo dandosi appuntamento nelle piazze e nelle strade.
Balliamo!
Ballate!
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giovedì 14 febbraio 2013
domenica 16 dicembre 2012
Esisto, io?
"Di lì a poco il governo approvò nuove norme che disciplinavano l'abbigliamento delle donne nei luoghi pubblici, costringendole a portare o il chador o la veste lunga e il velo. L'esperienza aveva già insegnato che l'unica maniera per far osservare quelle regole era imporle con la forza. Così, malgrado le proteste che si levarono da più parti, le nuove disposizioni entrarono in vigore prima nei luoghi di lavoro e più tardi nei negozi, e i proprietari furono diffidati dal servire clienti a capo scoperto. Le pene previste per le infrazioni andavano da una semplice multa fino a un massimo di settantasei frustate e a un periodo di detenzione.
Mentre provo a colmare le lacune della memoria, mi accorgo di come la sensazione che avvertivo allora sempre più forte, di precipitare nel vuoto o in un abisso, fosse legata a due fatti pressoché concomitanti, la guerra e la perdita del mio lavoro. All'epoca non me ne capacitavo, perché la routine quotidiana contribuiva a creare un'illusione di stabilità. Adesso che non potevo più pensare a me come a un'insegnante, una scrittrice, che non potevo più indossare quello che volevo, né camminare per strada al mio passo, gridare se mi andava di farlo o dare una pacca sulla spalla a un collega maschio, adesso che tutto ciò era diventato illegale, mi sentivo evanescente, artificiale, un personaggio immaginario scaturito dalla matita di un disegnatore che una gomma qualsiasi sarebbe bastata a cancellare.
Quella sensazione di irrealtà mi portò a inventare nuovi giochi, che a ripensarci ora mi sembrano più che altro tecniche di sopravvivenza. L'ossessione per il velo mi aveva indotto a comprare un'ampia veste nera che mi copriva fino alle caviglie, con lunghe maniche a kimono. Mi ero abituata a nascondere le mani nella maniche, come se non le avessi più. A poco a poco, arrivai a fingere che quando portavo la veste tutto il mio corpo si dissolvesse: restava solo la stoffa con la mia forma, che andava in giro guidata da una forza invisibile.
Sono in grado di risalire con una certa precisione al momento esatto in cui cominciai a sentirmi così: avvenne il giorno in cui accompagnai al ministero dell'Istruzione superiore un'amica che voleva convalidare il suo diploma. Fummo perquisite dalla testa ai piedi; fra le molestie sessuali che ho subito in vita mia, quella è stata una delle peggiori. Una donna mi ordinò di alzare le mani, su e ancora più su, mentre cominciava a tastarmi scrupolosamente ogni parte del corpo. Mi fece notare che sembrava non portassi niente sotto la veste. Le risposi che ciò che portavo sotto la veste non era affar suo. Mi porse un fazzoletto di carta e mi intimò di strofinarmelo sulle guance per togliermi quella schifezza che mi ero messa in faccia. Le dissi che la mia faccia era pulita. Allora prese il fazzoletto e me lo passò sulle guance, e siccome non ottenne i risultati sperati, perché come le avevo detto non ero truccata, sfregò ancora più forte, tanto che sembrava volesse strapparmi via la pelle.
Il viso mi bruciava, e mi sentivo sporca; il mio corpo era come una maglietta sudata e lercia, da buttar via. In quel momento mi venne l'idea del gioco, di far sparire il mio corpo. Immaginai che le mani ruvide di quella donna fossero uno strano tipo di raggi X, che lasciavano intatta la superficie e rendevano invisibile l'interno. Quando finì di perquisirmi mi sentivo leggera come l'aria, senza pelle, senza ossa. Per non rompere l'incantesimo avrei dovuto astenermi da qualsiasi contatto con una superficie solida, e soprattutto con gli esseri umani: il trucco avrebbe funzionato soltanto finché fossi riuscita a non farmi notare dagli altri. Di quando in quando, ovviamente, avrei fatto riapparire una parte di me, magari per sfidare i rappresentanti dell'autorità lasciando intravedere una ciocca di capelli, oppure spalancando gli occhi per fissarli e metterli a disagio.
A volte, quasi senza accorgermene, ritiravo le mani nella maniche e cominciavo a toccarmi le gambe e lo stomaco. Esistono? Esisto, io? Questa pancia, questa gamba, queste mani? Purtroppo i guardiani della rivoluzione e gli altri garanti della nostra moralità non guardavano il mondo con i miei stessi occhi. Loro vedevano mani, volti e rossetti; dove io vedevo una specie di fantasma che fluttuava etereo e silenzioso lungo la strada loro individuavano ciuffi ribelli e calzette sovversive.
Nel frattempo continuavo a ripetere a me stessa e a tutti quelli che volevano starmi a sentire che le persone come me, ormai, avevano smesso di esistere. E questa sensazione, che sconfinava nel patologico, non era soltanto mia; tanti altri sentivano di aver perso il loro posto nel mondo."
(Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran)
martedì 23 ottobre 2012
Schizzinosi? Forse. Ma fessi no
Non posso essere indifferente alle parole del ministro Fornero. No no. Perché è un messaggio scorretto e una visione distorta della realtà. Perché - dati alla mano - "la disoccupazione giovanile è da record in Italia nel secondo trimestre del 2012. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è infatti salito, nel secondo trimestre 2012, al 33,9%, dal 27,4% dallo stesso periodo 2011. Lo rilevano gli ultimi dati trimestrali diffusi dall'Istat (dati grezzi), che sottolinea come il dato costituisca il tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1993, inizio delle serie storiche."
Dice che i giovani non devono essere "choosy"... è come dire a un ragazzo povero che ha davanti un piatto vuoto e la pancia che brontola che non deve sognare l'aragosta! E poi che male c'è se dopo anni e anni di studio e di impegno una persona desidera realizzarsi e intraprendere la professione che ama e non il primo lavoro che capita. Perché ci si deve accontentare? E comunque il lavoro NON C'E'. E se c'è è precario e sottopagato. Questa è la verità.
Altra cosa. Il ministro Fornero (e purtroppo non solo lei) parla solo ai/di giovani. Ma ci sono tanti disoccupati o precari quarantenni. A loro cosa consiglia?! Come mai a loro non si rivolge mai?!
Schizzinosi? Forse. Ma fessi no
martedì 19 giugno 2012
Le specie più pericolose del Mediterraneo

A me il mare manca. Manca tanto!
Poco fa mi sono imbattuta in questa immagine che trovo geniale.
Anche se non sarebbe necessario, questa è la spiegazione:
ogni giorno in tutto il mondo 8 milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono il mare. Ad inquinare il mare non sono solo i rifiuti che buttiamo via direttamente in acqua ma, anche ciò che lanciamo a terra trova la sua strada in ruscelli, fiumi e altri punti di deflusso, che alla fine raggiungono i mari e gli oceani.
domenica 13 maggio 2012
Ciao Alex
È il minuto numero 12 del secondo tempo di Juventus-Atalanta. La lavagna luminosa del quarto uomo indica il numero 10. Alessandro Del Piero esce dal campo dello Juventus stadium per l'ultima volta. Tifosi in lacrime e una standing ovation interminabile per la bandiera che ha segnato gli ultimi vent'anni di storia bianconera. Tutti gli stringono la mano: compagni di squadra e avversari. Anche l'arbitro Gava si complimenta con lui. Alessandro Del Piero se ne va così, non prima però di aver fatto l'ultimo regalo al suo popolo.
lunedì 7 maggio 2012
sabato 5 maggio 2012
Scopri il costo ambientale della tua spesa
Tutti noi possiamo calcolare il prezzo ambientale del cibo che compriamo grazie al nuovo "carrello della spesa", un supermercato virtuale che, oltre all'impronta del carbonio, è in grado di misurare anche quanta acqua mettiamo nel piatto attraverso le nostre scelte alimentari.
Grazie a questa piattaforma noi consumatori possiamo acquistare virtualmente frutta, verdura, carne, pesce e altri prodotti, ricevendo alla cassa uno "scontrino" che riporterà l'impronta idrica e di carbonio degli acquisti, insieme a consigli su come ridurre l'impatto ambientale scegliendo menu "green" a basso consumo di acqua e CO2.
Provate anche voi! http://www.improntawwf.it/carrello/
venerdì 27 gennaio 2012
Anne Frank
mercoledì 30 novembre 2011
Io leggo (5)

Eh no, proprio no. Un'idiozia simile non può occupare la pagina di un quotidiano!
Titolo: “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”
Occhiello: "Il genitore è il lavoro che gli italiani non vogliono più fare. Ma più le culle resteranno vuote, più barconi di immigrati arriveranno".
Estratto dell'articolo: «Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che “le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”. E il ministro conservatore inglese David Willetts, ha avuto il coraggio di far notare che “più istruzione superiore femminile” si traduce in “meno famiglie e meno figli”.il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà. Così dicono i numeri: non prendetevela con me».
Così Camillo Langone chiude il suo pezzo sulla natalità pubblicato dal quotidiano Libero di oggi.
Naturalmente Langone direbbe che che una donna come me non dovrebbe tenere un blog. E vorrebbe che la mia libreria di casa fosse occupata da libri finti come quelli dell'Ikea.
E poi, altra cosa fastidiosissima, tira in ballo anche la questione degli immigrati. Cazzo c'entra, scusa?
Peccato che sua madre sia stata una pessima lettrice! O che sua sorella (se ne ha una) non gli abbia mai tirato un bel volume di 800 pagine in testa!
Vabbè. Per stasera ho pensato troppo.
Vado a fare la calza.
Prima però vado a lavarmi la bocca con il sapone.
giovedì 6 ottobre 2011
Ciao e grazie Steve

Casetta. Dalle 8 alle 8.45. Ogni mattina.
La sveglia dell'iPhone suona suona suona. Mugugno, mi avvolgo nel lenzuolo e mi rigiro nel letto.
Mentre aspetto che l'acqua del tè bolla accendo il Macbook per leggere le prime notizie del giorno.
Sono pronta, infilo le cuffiette dell'iPod, prendo la borsa ed esco.
Ciao e grazie Steve, anche da parte mia.
martedì 14 giugno 2011
lunedì 30 maggio 2011
Buon giorno Milano! 30 maggio 2011


Pisapia è il nuovo sindaco di Milano!
“You can fool some of the people all of the time, and all of the people some of the time, but you can not fool all of the people all of the time”
(attribuita ad Abramo Lincoln, 1860).
"Puoi far fesso qualcuno tutte le volte, tutti qualche volta, ma non puoi fare fessi tutti, tutte le volte."
sabato 28 maggio 2011
Arcobaleno

Milano, Piazza Duomo, 27 maggio 2011
Èvento - Grande chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia
martedì 26 aprile 2011
Una vera vita

«Ci vuole coraggio nella vita e un senso di sè che non sia quello della carriera e dei soldi. Ma che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutto intorno a noi. E' fattibile, per tutti. Fare una vita. Una vera vita in cui ci sei tu. Una vita in cui ti riconosci»
Tiziano Terzani
venerdì 15 aprile 2011
Restiamo umani

"RESTIAMO UMANI è l'adagio con cui firmavo i miei pezzi per il manifesto e per il blog ed è un invito a ricordarsi della natura dell'uomo, io non credo nei confini nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana."
(Vittorio Arrigoni)
giovedì 17 marzo 2011
Buon compleanno Italia!
giovedì 17 febbraio 2011
Lettera aperta di Jafar Panahi

Il mondo di un regista è segnato dalla interazione tra realtà e sogno. Il regista usa la realtà come ispirazione, dipinge con il colore della sua immaginazione e crea film che sono una proiezione delle sue speranze e dei suoi sogni.
La realtà è che nei passati cinque anni mi è stato impedito di fare film e ora sono ufficialmente condannato ad essere privato di questo diritto per altri venti anni. Ma so che continuerò a trasformare i miei sogni in film nella mia immaginazione. Ammetto come regista socialmente consapevole che non sarò in grado di rappresentare i problemi quotidiani e le preoccupazioni del mio popolo, ma non voglio negarmi il sogno che tra vent’anni tutti i problemi saranno spariti e, una volta che avrò di nuovo la possibilità, farò film sulla pace e la prosperità nel mio paese.
La realtà è che mi hanno privato del pensiero e della scrittura per venti anni, ma loro non possono impedirmi di sognare che tra vent’anni inquisizione e intimidazione saranno sostituiti dalla libertà e dalla libertà di pensiero.
Mi hanno privato della possibilità di vedere il mondo per venti anni. Spero che quando sarò libero, sarò in grado di viaggiare in un mondo senza barriere geografiche, etniche e ideologiche, in cui le persone vivano insieme liberamente e pacificamente, indipendentemente dalla loro credenze e convinzioni.
Mi hanno condannato a venti anni di silenzio. Eppure nei miei sogni io urlo in favore del momento in cui noi saremo in grado di tollerare l’altro, di rispettare i pareri degli altri e di vivere per gli altri.
In definitiva, la realtà del mio verdetto è che devo passare sei anni in carcere. Vivrò per i prossimi sei anni sperando che i miei sogni possano diventare realtà. Spero che i miei colleghi registi, in ogni angolo del mondo, creino film tanto grandi che, quando lascerò il carcere, sarò ispirato a continuare a vivere nel mondo che hanno sognato nei loro film.
Quindi da ora in poi, e per i prossimi vent’anni, mi trovo costretto a tacere. Sono costretto a non poter vedere, sono costretto a non poter pensare, sono costretto a non essere in grado di fare film.
Mi sottometto alla realtà della prigionia e dei miei carcerieri. Cercherò la realizzazione dei miei sogni nei vostri film, sperando di trovare in essi quello che mi è stato tolto.
Jafar Panahi
(Lettera aperta di Jafar Panahi in occasione della cerimonia d’apertura della 61ma Berlinale)
venerdì 11 febbraio 2011
Se non ora quando?
martedì 18 gennaio 2011
In difesa della cultura
Il messaggio che passa da questo intervento di Mariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, è che la cultura e il sapere siano inutili, perché comandano le leggi di mercato. Quali tagli vengono fatti? Alla cultura. Quali mestieri vengono sottopagati, poco rinonosciuti e precari? Quelli legati alle parole, all'insegnamento, all'educazione, alla creatività. E questo proprio non mi va giù. "La cultura è il pane della società". Invece in Italia la cultura resta il settore dove si investe di meno. Allora ci si iscrive tutti a Economia e Commercio e amen! Un posto di lavoro e un guadagno sono garantiti... (provocazione).
Sull'argomento rimando al blog (http://laculturasottile.wordpress.com) di Fausto Colombo, il mio ex prof. di Teoria e tecnica delle comunicazioni sociali:
"Leggo il seguente commento del Ministro Gelmini sulla laurea in scienze della comunicazione.
Penso, dal profondo del cuore che si tratti della dimostrazione della natura fortemente ideologica di qualunque atto sull’università di questo ministro, di questo governo, di una larga parte della classe dirigente italiana.
Non fate caso al fatto che si parli di scienze della comunicazione, ma delle parole che vengono dopo, da cui si evince che una laurea è utile se serve a trovare lavoro. Cioè il sapere è utile solo e soltanto se è strumentale al trovare lavoro.
A qualcuno viene ancora in mente che il sapere fa trovare lavoro perché è una qualità in sé? Di cui le nostre società hanno bisogno più che mai? E che semmai occorre chiedersi com’è stato possibile che il sapere sia stato trasformato in una cosa inutile a meno che non sia nobilitato dal fatto che qualcuno ti assume? Il che vuol dire che abbiamo lasciato che un mercato cieco e miope, dove certo non sono mica tutti geni, decidesse di cosa bisognava o non bisognava insegnare?
Questo è il nostro sinistro ministro dell’università? Sorry, not in my name."
E concludo il post con una citazione di John Keating, il professore dell'Attimo fuggente: "...Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore... sono queste le cose che ci tengono in vita."
lunedì 10 gennaio 2011
Dialogo nel buio

All'inizio sono un po' agitata... Mentre percorro il primo corridoio ed entro nella semioscurità, con la punta del bastone che segue il pavimento, penso "Non ce la farò mai". Poi conosco Matteo, la nostra guida, sento la presenza degli amici vicini e del mio fidanzato e mi lascio andare. Alla parte di me che "vede", ma non con gli occhi. Le mani curiose seguono le pareti. Ambiente dopo ambiente, scopro oggetti, profumi. Anche i suoni mi guidano. E dove non arrivano i sensi arriva l'immaginazione. La vivo come un gioco...
Matteo ci aiuta tantissimo. Grazie alla sua voce rassicurante e avvolgente. È bello quando mi prende la mano... Lo sento familiare questo gesto.
Dopo un'ora e mezza al buio, quando esco alla luce, mi gira la testa.
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